All Blacks al carcere Beccaria

All Blacks al carcere Beccaria

DA GAZZETTA DELLO SPORT - MARCO PASTONESI

MILANO, 1 dicembre 2009 - Sono finiti dentro. Cinque All Blacks al Beccaria, cinque giocatori della nazionale neozelandese di rugby chiusi nell’istituto penale minorile...

...cinque ambasciatori dello sport in cui non si fanno prigionieri ospiti fra le mura di un luogo in cui i detenuti fanno penitenza e riabilitazione anche attraverso il rugby. Stamattina, esattamente il tempo di una partita ovale più il terzo tempo, due orette fra labirinti di corridoi e cortili, fra campo e salone, con mischie e touche. Un evento senza precedenti, almeno in Italia.

Passaggi al Beccaria. Reuters IL PROGETTO — Un sogno, un miracolo - ma sì, chiamiamolo così - reso possibile dalla collaborazione fra il Beccaria e l’Asr Milano, che nell’istituto tiene un corso di rugby, con il sostegno di Iveco, Edison e Adidas. "Il progetto è nato un anno fa - ha spiegato Ignacio Merlo, 28 anni, giocatore e allenatore argentino dell’Asr Milano -, finora ha coinvolto una cinquantina di ragazzi e continua con una ventina. Un allenamento la settimana, che comincia con il riscaldamento e con i fondamentali, e finisce sempre con una partitella".

Oggi il Beccaria ospita 50 ragazzi e 13 ragazze sotto i 18 anni, la detenzione media è di quattro mesi, le altre attività proposte all’interno del carcere sono calcio (due allenamenti la settimana, più la partita in un campionato Uisp, e il Beccaria gioca sempre "in casa") e pugilato (il maestro è l’ex campione del mondo Rocky Mattioli). Stavolta i maestri erano Liam Messam, 25 anni, 1,90 per 108 kg, da Waikato, terza linea, 2 presenze con gli All Blacks, capitano della Nuova Zelanda Maori, cioè quella formata esclusivamente da giocatori aborigeni; Stephen Donald, 26 anni fra due giorni, 1,86 per 86, da Waikato, mediano di apertura, 16 "caps" con i Tuttineri; Antony Boric, 25 anni, 2 metri per 110 chili, da North Harbour, seconda linea, 10 "caps"; Jerome Kaino, 26 anni, 1,96 per 105, dalle Samoa Americane, da estremo a terza linea, 22 "caps"; e Neemia Tialata, 27 anni, 1,87 per 127, da Wellington, pilone, 37 "caps". "Grazie per averci invitato - ha detto Boric dopo che lui e i suoi compagni erano stati introdotti nell’istituto e ai detenuti -. Non vediamo l’ora di cominciare a insegnarvi qualcosa di rugby e imparare da voi qualcosa della vita".

Gli All Blacks simulano la Haka. Reuters i tatuaggi di tialata — Tutti in campo: una decina di ragazzi, altrettanti "old" dell’Asr Milano che frequentano l’istituto come tutori dell’ovale e i cinque All Blacks. Passaggi in corsa, poi una partitella a toccare (e non a placcare), trequarti e avanti divisi, prove di touche e ascensori, quindi mischie, infine abbracci, applausi, foto, autografi e un rinfresco offerto dall’istituto. Nell’unica giornata di sole - non sarà un caso - dell’ultima settimana. Davanti ai giocatori più celebri e celebrati di Ovalia, i ragazzi non si sono mai fatti intimidire. La prima domanda è stata: "Avete paura di noi?". La risposta degli All Blacks: una sana risata. Durante il gioco, c’è stato anche chi ha reclamato il passaggio del pallone da un All Black, chi lo ha addirittura rimproverato. E chi veniva sollevato in una rimessa laterale, implorava di essere catapultato fuori dalle mura del carcere. Fra i Tuttineri, il più ammirato è stato Tialata. Un'intesa spontanea, una sintonia naturale. "Se non ci fosse stato il rugby - ha confessato il pilone - sarei qui anch’io. La mia specialità era cacciarmi nei guai: cattive compagnie, cattivi luoghi, cattivi pensieri. Vengo da una zona di Auckland, pericolosa e malfamata. Il rugby mi ha dato disciplina e pulizia. Mi ha tirato via dalla strada per indicarmene un’altra, più sicura". Tialata ha illustrato i tatuaggi che ne coprono parte del corpo: "Questo - ha detto indicando l’avambraccio destro - è dedicato alla mia famiglia. I ritratti di mio padre e di mia madre, i disegni blu per i miei fratelli e rossi per le mie sorelle". Totale, tra fratelli e sorelle: 11. Lui è il numero 5. "Anche voi - ha osservato Tialata - siete ben tatuati. Ma non fatevi i tatuaggi in carcere. E’ poco sano. Rivolgetevi a un professionista. Consideratelo il primo appuntamento, il primo regalo quando avrete scontato il vostro debito". "La prossima volta che giochi da queste parti - gli ha promesso un detenuto - vengo a vederti". "Ok - gli ha risposto la montagna umana -, ma fuori di qui". "Il rugby - spiegava don Gino Rigoldi, cappellano del Beccaria - ha lo straordinario potere di controllare la forza fisica attraverso regole e codici, e metterla al servizio del gruppo". "Il rugby - ha aggiunto Anna Prandini, responsabile delle attività interne - non crea il bisogno di essere sempre i primi della classe, ma dimostra come i risultati si possano raggiungere insieme. Insomma, il rugby fa abbassare le creste e valorizza il gruppo. E qui, anche qui, è perfetto".