SUCCESSO DEL RUGBY FEMMINILE...ECCO IL PERCHE'

SUCCESSO DEL RUGBY FEMMINILE...ECCO IL PERCHE'


I risultati della nazionale, con la qualificazione ai Mondiali 2017, hanno puntato i riflettori sul rugby femminile. E la Lombardia è una delle regioni più attive in campo rosa e non solo perché dalla Lombardia arriva il Rugby Monza, dominatrice del campionato. Abbiamo sentito il responsabile femminile del Comitato regionale, Daniele Porrino, cui abbiamo posto una serie di domande sul rugby in rosa.

 

Come è la situazione in Lombardia? Quali sono i numeri?
Quello femminile è un movimento in forte crescita da anni, sia a livello mondiale sia italiano, e la Lombardia in questo non fa eccezione. Questi i numeri della nostra regione a oggi: 382 atlete seniores, 203 under 16, 254 under 14, 158 under 12, 75 under 10, 40 under 8 e 24 under 6.
Da questa stagione, oltre al Monza, c¹è anche la seconda squadra in Serie A, il Chicken Pavia nato sulla spinta dei nuovi regolamenti del settore femminile, oltre che 18 squadre che disputano la Coppa Italia (competizione regionale).
Le due nuove regolamentazioni del settore femminile, attive da un paio di anni, stanno portando sempre più ragazze a giocare a XV. Oltre ai “tutoraggi”, in cui una squadra che fa la Serie A può tutorare le squadre che giocano la Coppa Italia, permettendo alle atlete di avere delle esperienze arricchenti, tramite il "XV del Comitato”, giornate in cui le ragazze vengono coinvolte nel gioco a tutto campo, permettiamo a tutti di avere esperienza maggiore. Insomma un lavoro a tutto tondo che ha come obiettivo la crescita delle atlete e delle società.
Bene anche il lavoro che stiamo facendo con le categorie juniores, anche se qui c'è molto da lavorare in termini culturali: sono ancora poche le società che lavorano anche al femminile, ma siamo certi che i successi delle azzurre saranno motivo per molti per iniziare il percorso.

Quali sono le maggiori difficoltà che incontra il Comitato lombardo in campo femminile?
Io mi concentrerei soprattutto sulla mancanza di cultura specifica, che fa si che siano ancora poche le società che lavorano anche in questo settore. Gli altri, almeno al momento, sono falsi problemi.

Fattivamente, come avviene il reclutamento? I club entrano nelle scuole? E il Comitato cosa fa e come si muove? Se una ragazza fosse interessata a giocare, chi deve contattare?
Sicuramente molto del reclutamento passa per le società, i Comitati e la Federazione, sono dei facilitatoti del lavoro delle stesse. Non dimentichiamo che c'è un settore femminile molto attivo in questo, che supporta le Società e che sta studiando e valutando quali siano le proposte migliori per le bambine/ragazzine. Il lavoro fatto nelle scuole, sia dalle società che dal Comitato, DEVE essere rivolto a tutti. Se diamo l'opportunità alle “femmine” perché non dovrebbero prendere?
Attualmente in Lombardia abbiamo un tecnico addetto allo sviluppo, tre tecnici, un manager e un consigliere addetti unicamente al movimento femminile.


Al di là della crescita delle ragazze che si avvicinano e che giocano a rugby, dell'interesse attorno al movimento femminile e alla maggiore credibilità, in questi anni come giudica la crescita anche tecnica del rugby in rosa?
Se parliamo di Nazionale, la Fir ha sempre messo ottimi tecnici a disposizione dell'Italdonne, come naturale che sia. E le ragazze non si sono fatte scappare le occasioni di imparare, di fare quel salto che le ha fatte diventare delle atlete e che atlete! Nelle società speriamo ci sia sempre più questa tendenza.

Uno dei grimaldelli che hanno permesso al movimento femminile di crescere velocemente negli ultimi anni è stato il rugby seven, che ha permesso di ampliare il numero di club e di tornei anche dove i numeri delle praticanti era basso. Crede che anche il rugby maschile dovrebbe guardare all'esperienza femminile per ampliare il movimento sul territorio?
Se parliamo della Coppa Italia a 7 giocatrici (che non è Seven, in quanto è giocata su metà campo) credo che il settore femminile abbia visto bene, bisognava “inventare” una formula che fosse coinvolgente anche 
per quelle ragazze che da neofite si avvicinavano al nostro gioco, e così è stato.
Due dati su tutti : 20 squadre in tutta Italia nel 2005, 90 attualmente. Il Seven sicuramente può essere un modo per far conoscere il rugby, e anche tutte le forme alternative, dal touch al beach allo snow.

I numeri sono positivi e il lavoro ha pagato. Per il futuro quali sono i progetti del Comitato per far crescere ancora di più il movimento femminile?
Lavoreremo sempre di concerto con il Settore Femminile e con gli altri Comitati, la nostra crescita passa per la crescita anche degli altri. Sicuramente implementeremo tutti i lavori che sono in campo, tra cui anche quelle della Selezione Regionale. Strizzando l'occhio anche a qualche esperienza all'estero.